Il Salento, terra ardente e passionale, vibra da secoli al ritmo di una tradizione folkloristica capace di animare i cuori pulsanti delle sue piccole comunità, da un capo all'altro del territorio.

La pizzica salentina, con il suono dei tamburelli e il suo ritmo incalzante infuoca ogni anno l'estate salentina e raggiunge il suo culmine a Melpignano con uno degli eventi più spettacolari dell'anno. Questo evento musicale, completamente dedicato alla tradizione della pizzica, ospita da sempre alcuni dei più importanti artisti italiani (nell'edizione 2025 ad esempio erano presenti Ermal Meta, Giuliano Sangiorgi e Serena Brancale) che si ritrovano sul palco a cantare e ballare le tradizionali canzoni che accompagnano questa danza popolare che ha origini antichissime.

Alle origini della pizzica salentina: il fenomeno del tarantismo e gli studi di Ernesto De Martino

Se scaviamo un pò nel passato di questa danza popolare è possibile trovare una serie di opinioni controverse riguardo alle sue origini. Alcuni studiosi hanno ritenuto che questo rito coreutico - catartico rappresentasse un vero e proprio antidoto per tutte quelle persone che, colpite dal morso di un ragno, riuscivano attraverso la musica, la danza e il credo religioso a trovare la guarigione. È alla cultura greca che si fanno risalire le origini di questo rito che spesso animava alcuni riti e misteri realizzati in onore di Dioniso, ma c'è chi lo accosta anche alle menadi greche o al mito della vergine tessitrice trasformata da Atena in ragno. C'è anche chi presume un legame del tarantismo con lo scontro tra la cultura islamica e quella cristiana, ai tempi delle crociate, quando il Salento era una terra d'approdo o di partenza per i cavalieri diretti verso le "terre degli infedeli".

 Ma quando si inizia a parlare di tarantismo? E cosa rappresenta questo fenomeno?

Il tarantismo è un fenomeno antropologico diffuso in Salento e sorto nel periodo compreso tra il Medioevo e il XX secolo. Si tratta di un complesso sistema simbolico e culturale legato alla credenza secondo cui il morso di una tarantola provocasse uno stato di malessere psico-fisico curabile attraverso la musica, la danza e il rito. In quel periodo, il tarantismo si era diffuso in tutta l'Italia Meridionale e prevedeva il ricorso a danze vivaci e ritmate volte a rinsavire le malcapitate che spesso erano donne. Tramite la musica si cercava di curare chi mostrava i segni di un'intossicazione da veleno di ragno.

Molti medici cercarono di comprendere meglio se alla base delle "tarantate", come venivano chiamate le donne morse dalla taranta, ci fosse davvero uno stato tossico derivante dal morso di un ragno o se in realtà i sintomi avessero a che fare con un disordine di natura psichica. Era vero, infatti, che i ragni con il loro morso, potevano provcare convulsioni e spasmi muscolari, ma era strano il fatto che il fenomeno riguardasse quasi esclusivamente le donne (considerando che anche gli uomini d'estate erano presenti a lavorare nei campi).

La terapia del tarantismo prevedeva un rituale musicale in cui suonatori di tamburello, violino e chitarra eseguivano ritmi ossessivi fino a provocare nella paziente una danza frenetica e liberatoria. Il ritmo associato a questo rituale è oggi all'origine della pizzica. In particolare il 29 giugno, soprattutto negli anni Cinquanta e Sessanta, donne malate confluivano da tutto il Salento alla Cappella di San Paolo (considerato protettore contro il veleno) a Galatina dove bevevano da un pozzo un'acqua miracolosa che doveva far scomparire i sintomi.

Gli studi di Ernesto de Martino sul tarantismo

Il fenomeno del tarantismo venne studiato a fondo da Ernesto De Martino, un noto antropologo italiano che in un suo famoso saggio, intitolato "La terra del rimorso", affermava che il tarantismo non era una patologia provocata dal morso di un ragno, ma un dispositivo culturale per la gestione del disagio femminile, spesso caratterizzato da fattori come un forte controllo patriarcale, repressione emotiva e maginalità sociale e culturale.

Il tarantismo, come pratica culturale è ormai scomparsa, ma sopravvive oggi sottoforma di manifestazione culturale fatta di spettacoli e festival dedicati alla pizzica, diventata tratto identitario permanente del territorio salentino e dei suoi abitanti.

A ritmo di pizzica nelle città più belle del Salento

Con il suo ritmo travolgente ed i passi saltellanti che seguono la musica, la pizzica salentina coinvolge turisti e visitatori, ammaliati dai colori e i suoni di questa musica dalle origini antichissime. È sempre uno spettacolo veder ballare donne e uomini che, durante il ballo, danno vita ad un corteggiamento sfuggente fatto di sguardi e corpi che si muovono liberi o osservare la magica arte di suonare il tamburello. Il Festival della Notte della Taranta comprende 20 tappe (Corigliano d’Otranto, Carpignano Salentino, Calimera, Sogliano Cavour, Cursi, Galatone, Nardò, Cutrofiano, Marina di Sant’Andrea, Ugento, Sternatia, Martignano, San Cataldo, Soleto, Zollino, Galatina, Castrignano de’ Greci, Martano, Galatina, Alessano) e porta la pizzica salentina in giro per il Salento accendendo le notti salentine che, ricche di suoni e colori, celebrano una tradizione antichissima, ma ancora presente e forte nell'immaginario collettivo degli abitanti locali e di chi non ha potuto fare a meno di innamorarsene.

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Pizzica salentina: il ritmo primordiale che accende e libera l'anima